La pittura egizia

Pubblicato il libro "Indagine sulla pittura egizia", Valérie Humbert, coautrice, condivide su questo sito una parte della sua ricerca.



Ingres e la pittura egizia:

L'atto di resistenza

Lungo i suoi tremila anni di storia, l'arte egizia subì poche trasformazioni. Lo stile egizio si basava su un complesso di leggi rigorosissime e immutabili . Fu proprio nella XVIII dinastia, sotto il regno del faraone Akhenaton che qualcosa avvenne...

Gilles Deleuze, filosofo francese del XX secolo, scrisse: "Solo l'atto di resistenza resiste alla morte, sia sotto forma di un'opera d'arte, sia sotto la forma di una lotta degli uomini."

Confrontando due opere stilisticamente e storicamente sconnesse, come l'affresco Le due principesse del periodo amarniano (Nuovo Regno, XVIII dinastia)  e Il bagno turco, ultimo dipinto di Jean Auguste Ingres, artista neoclassico francese del XIX secolo, scopriamo che l'atto di resistenza si afferma sia nell'opera stessa, sia nella lotta di Ingres e di Akhenaton contro i principi rigidi di una società,  di una potente classe religiosa, ovvero contro un sistema di controllo, come direbbe lo stesso Deleuze.

L'arte amarniana fu sistematicamente distrutta e destinata all'oblio già dopo la morte del faraone. Il dipinto iI Bagno Turco fu rivelato al pubblico solo nel 1905. Entusiasmò vari artisti come Picasso che nel 1906 iniziò una nuova resistenza: Il cubismo, in cui l'esagerata frammentazione dei corpi raggiunge una geniale schizofrenia pittorica pronta a creare una delle tele più famosa dell'900: Guernica, testimonianza della lotta degli uomini.

 

Ingres e la pittura egizia:

Un video su Ingres e la pittura egizia è disponibile su Youtube:

https://youtu.be/vn2LQ8--FqY


Il pathos nell'arte egizia 

Prefiche, tomba di Horhemeb, Nuovo Regno

Il pathos egiziano viene espresso in modo molto contenuto perché evidenzia il male e la sua continua lotta contro il bene, che risiede nell'ordine. Nel mito egizio della nascità dell'umanità si scopre che gli uomini nascono dalle lacrime di Ra. Il pathos sorge dunque dall'occhio divino, e l'uomo incarna la manifestazione divina del pathos. Egli proviene dalla sofferenza e dalla sensibilità divina e nella sua staticità emotiva riflette - attraverso il tratto - le emozioni di Ra. Il pathos simboleggia il rapporto tra l'Uomo e Dio: un rapporto emotivo legato alla sofferenza e alla pietà. La catarsi dell'egiziano si limita a un bisogno di purificazione e non di sollievo, e si realizza tramite le prefiche e i rituali;  è una necessità sociale e non individuale, che dipende dalla religione e dall'etica. L'uomo soffre ma Dio piange, e la soffrenza umana è circoscritta dalla dea Maat, garante dell'etica sociale, personificazione dell'osmosi tra l'uomo e Dio.

L'arte di A. Calder, disse Duchamps, è la sublimazione di un albero al vento. Quest'analogia si può applicare alla forma delle prefiche; esse sono la sublimazione di un corpo afflitto.