arte antica/arte moderna




La "pre-prospettiva" nell'antico regno

Osserviamo questo basso rilievo dell' Antico Regno proveniente della tomba di Ptahhotep. Rappresenta una scena di battelieri.

Si tratta di strutture geometriche assai elaborate nell'immagiine stessa, quasi una composizione "pre-prospettica" che utilizza le forme strutturali della gestualità per creare una profondità con tre piani. La scena di pesca dell'Antico Regno esalta la capacità degli artisti nella composizione dei registri. In questo bassorilievo la scena si suddivide in tre triangoli, le cui sommità si congiungono nella parte alta del registro, dove si concentrano le mani sinistre dei pescatori. Le linee delle lance seguono delle semirette molto intense e precise, riproducendo il movimento esperto dei pescatori pronti a trafiggere un pesce. Quest'unico punto focale,  da cui partono le loro lance, può far pensare a un inizio di prospettiva lineare.


La visione subliminale

Nel particolare del seguente ostrakon, il viso di profilo del personnaggio contiene un imponente occhio frontale. L'iride ricorda la forma di un cerchio nero e la pupilla è totalmente assente. L'iride ricorda il cerchio solare nero dell'aldilà come se la percezione fosse necessariamente una visione congiuntiva tra vita e tenebre. Un largo tratto nero a mandorla circonda la pupilla ed è ripetuto nella parte superiore nelle sopracciglia. Matisse, nel disegno, riprende lo stesso effetto omettendo la palpebra inferiore dell'occhio. Egli lo equilibra con un maggiore tratto del naso. Lo sguardo s'intensifica e diventa eloquente, la bocca scompare dietro la mano, la parola è inutile perché l'occhio esprime più di qualunque discorso. Invece nell'ostrakon, l'armonioso equilibrio dello sguardo ambiguo mette in risalto una visione subliminale che fluttua tra la coscienza e l'inconscio. Riprendo la spiegazione di questo termine da Ehrenzweig:

"La nostra percezione guadagna in fluidità e in malleabilità man mano che penetriamo negli strati più profondi dell'attenzione: sogni, fantasticherie, immagini subliminali e visioni trasognate dello stato creatore." 

Considero questi sguardi, quello egiziano e quello di Matisse, rappresentativi della visione subliminale. La visione di Matisse proviene dalla forza creativa dell'artista. Egli ci fa entrare nel mondo dei sogni antichi e probabilmente della vera poesia.


Ostrakon, particolare, Nuovo Regno.

Dessin, Henri Matisse, 1951.

L'arte di Amarna: Neoclassicista?

Due opere a confronto: 

Due principesse, periodo di Amarna, pittura murale della XVIII dinastia, Ashmolean Museum, Oxford, Regno Unito.

Il bagno turco, Jean-Auguste Renoir Ingres, 1859-1863, Museo del Louvre, Parigi, Francia.

Gilles Deleuze, filosofo francese del XX secolo evidenziò nell'atto di creazione un'affinità fondamentale tra l'opera d'arte e l'atto di resistenza.

La resistenza a che cosa? La resistenza alla morte.

Vorrei illustrarvi questo concetto mettendo a confronto due opere d'arte sconnesse tra loro, dal punto di vista storico e stilistico.

La prima è un affresco dell'Antico Egitto del periodo amarniano (Nuovo Regno, XVIII dinastia), Le due principesse. La seconda, intitolata Il bagno turco, è l'ultimo dipinto di Jean Auguste Ingres, artista neoclassico francese del XIX secolo.

Prima di iniziare il paragone, vorrei precisare che lungo i suoi tremila anni di storia, l'arte egizia subì poche trasformazioni. Lo stile egizio era basato su un complesso di rigorosissime e immutabili leggi. Fu proprio nella XVIII dinastia, sotto il regno del faraone Akhenaton che qualcosa avviene...

L'arte amarniana ritrae il faraone Akhenaton con un corpo esageratamente difforme, una pancia voluminosa, un collo allungato, un cranio sproporzionato e delle labbra voluminose. Queste caratteristiche fisiche vengono imposte come nuovi dogmi rappresentativi.

Nelle due principesse, le figlie del Faraone, queste difformità si ritrovano nei loro corpi nudi. Notate la loro gestualità: non solo esalta queste difformità fisiche, ma innova e contesta l'incrollabile arte egizia, come tutti la conosciamo. La mano e il polso della principessa di destra, piegati all'estremo, formano la sagoma di un cigno che sfiora con grande delicatezza il mento della sorella a sinistra; questa a sua volta esterna il suo affetto appoggiando la sua mano sulla schiena dell'altra.

Sono movimenti irreali, immaginati, che intensificano l'elemento essenziale di questa scena: la tenerezza, ma soprattutto rivelano un erotismo delicato, quasi immediato, che porta alla conferma della vita. Si tratta qui di un "erotismo religioso" in cui si rispecchia la nuova fede o piuttosto la filosofia della natura imposta dal faraone.

Nel "Bagno turco", Ingres mette a nudo il suo lavoro di deformazione sistematica dei corpi.

Come un chirurgo malintenzionato, esegue operazioni di elisione, spostamenti di dettagli e inserimenti di difetti anatomici.

Le braccia delle donne sembrano degli elementi aggiunti, non fatti di ossa e muscoli, ma solo di massa carnosa fiacca. Le proporzioni dei corpi non appaiono del tutto reali, Ingres si diverte aggiungendo qualche vertebra. Le anche delle bagnanti in primo piano sono smisuratamente incavate.

Dipingere corpi difformi evidenzia una sovvertiva banalità pittorica che nasconde un "erotismo dei corpi", cioè un impulso erotico che conduce alla morte del corpo dominato e ad una depossessione dell'essere, come spiega Georges Bataille.

Ingres crea dei fantasmi traslucidi costituiti di dettagli ipertrofici. La loro carne è monocroma, di un bianco vitreo e pallido. Ingres, l'erotomane, sconvolge la pittura convenzionale dell'800 e offende tanto la classe aristocratica quanto la piccola borghesia. Il suo quadro verrà rifiutato dall'Imperatore Napoleone III e verrà esposto solo 38 anni dopo la sua morte, al Salon d'Automne a Parigi.

Ingres è "un assolutamente moderno" come diceva Rimbaud. La stessa modernità la ritroviamo nel delicato ed emozionante dipinto egiziano. Tanto l'erotismo religioso presente nelle Due Principesse egiziane quanto l'erotismo dei corpi esaltato nel Bagno turco sboccano nella via del sublime.

Nel paradosso dei corpi snodati, frammentati, ricostruiti e ipertrofici, così come nella gestualità fantasticata, scopriamo una bellezza latente, in divenire, in cui coesistono tanto la conferma della vita quanto la dissoluzione nella morte.

Per concludere, riprendo il pensiero di Deleuze. "Solo l'atto di resistenza resiste alla morte, sia sotto forma di un'opera d'arte, sia sotto la forma di una lotta degli uomini."

Nel confronto che abbiamo appena esaminato, l'atto di resistenza si afferma sia nell'opera stessa sia nella lotta da parte di Ingres e di Akhenaton contro i principi rigidi di una società, o di una potente classe religiosa, ovvero contro un sistema di controllo, come direbbe lo stesso Deleuze.

L'arte amarniana fu sistematicamente distrutta e destinata all'oblio già dopo la morte del faraone.

Il dipinto Il Bagno Turco fu rivelato al pubblico solo nel 1905. Entusiasmò vari artisti come Picasso che nel 1906 iniziò una nuova resistenza: Il cubismo, in cui l'esagerata frammentazione dei corpi raggiunge una geniale schizofrenia pittorica pronta a creare una delle tele più famosa dell'900: Guernica, testimonianza della lotta degli uomini.