Arte astorica

L'arte egizia è astorica perché non segue lo sviluppo della società, essa riposa in gran parte sulla religione e sulla spiritualità.Il suo ruolo apotropaico ritualizza la vita tanto quanto la morte. Il suo scopo è di assecondare l'uomo in ogni momento della sua vita. L'immagine era percepita come un essere vivente o una presenza divina. Non bisogna collegare unicamente l'immagine egizia alla narrazione, all'emozione prodotta dal piacere estetico ma occorre riportarsi alla sua potenza immanente; essa rivela a ogni istante la presenza reale del divino e reinterpreta la vita nel suo movimento interiore. Essa pulsa dall'interno. L'immagine, così come la parola, dialoga con l'invisibile, con l'aldilà e con gli dei che si manifestano in essa stessa; essa contiene il mistero della creazione, il soffio che genera la vita.


La divisione del mondo

Il seguente gioco del serpente (di epoca protodinastica), contiene un elemento simbolico potente che esiste in tantissime culture arcaiche: la spirale. Inoltre, la forma dell'oggetto evidenzia un serpente che ruota attorno a sé stesso. Due simboli sono giustapposti: la spirale e il serpente che creano un nuovo simbolo: l'Uroboros. 

La divisione del corpo arrotolato del serpente uroborico, sia nell'arte egizia, sia in quella amerindiana significherebbe un'ordinazione del mondo, una presa di coscienza dello spazio e sarebbe una rappresentazione, in forma distributiva e costruttiva della realtà. 


Nel gioco del serpente, delle caselle regolari dividono tutta la sagoma dell'Uroboros trasformandosi appunto in un gioco, l'antenato del gioco dell'Oca.

Il disco di pietra dell'arte amerindiana (ca. 1200-1500 D.c.) contiene invece due serpenti intrecciati e al centro del cerchio si trova una mano aperta con un occhio inserito nel palmo.